IL CANNIBALISMO, UN PROBLEMA PER L’OPEN INNOVATION

Facebook si trasforma in una banca e, per farlo, ha stretto alcune partnership strategiche: una su tutte quella con PayPal. Lo scopro navigando sulle news di SmartMoney che, con questo articolo, avverte: “Secondo TechCrunch, Facebook potrebbe lanciarsi nel settore dei trasferimenti all’estero […] sbaragliare la concorrenza e controllare il mercato, offrendo delle fee più basse rispetto ai competitor e una migliore user experience attraverso le sue app per mobile, sono 600 milioni gli utenti che accedono ai servizi dell’azienda via smartphone”.

È solo l’ultimo di tanti articoli che ho letto in questi giorni, ed è solo l’ultimo, in linea temporale, ad analizzare una situazione che va delineandosi sempre più chiara e precisa.

I grandi player del mercato Web stanno mangiando i più piccoli: ne incorporano le funzionalità e ne eliminano, di fatto, la ragione stessa di esistere.

Torniamo a Facebook che, forte di un bacino utenti che supera ormai gli 1,8 miliardi, può permettersi di continuare a implementare tasselli sulla sua piattaforma. Ma che questi tasselli siano idea di qualcun’altro poco importa. È così che, dopo aver comprato Instagram e aver sfidato Snapchat implementando la funzione Stories, ora prepara l’attacco a Linkedin. Le prime avvisaglie si erano già mostrate con il lancio di Workplace: una versione del social network dedicata alle aziende e già utilizzata da oltre mille grandi imprese in tutto il mondo. Il prossimo passo, fanno sapere da Menlo Park, sarà l’aggiunta di profile tag e la possibilità di inserire annunci e candidature.

Un bell’affronto per il social che, per primo, ha costruito la sua forza su questo.

Del resto, Linkedin è una preda ambita: fondata nel 2002, ha raggiunto i 430 milioni di utenti nel mondo. Numeri che Microsoft non si è lasciata sfuggire e che hanno guidato la scelta di acquistarlo per 26,2 miliardi di dollari.

Altri casi famosi? Parliamo di Slack. Da quando esiste, i freelance di tutto il mondo hanno trovato il loro posto. Lavorare in team, anche a distanza di kilometri, non è mai stato così facile: una semplice chat risolve tutti i problemi. Ed è proprio per questo che l’idea è già stata ampiamente copiata. Prima Facebook Workplace, ora Microsoft Teams che, rispetto ai competitors, non necessita di un sito internet specifico, dal momento che l’app è già compresa nell’ecosistema di Office 365.

E ancora, la questione di Yelp Tripadvisor contro Google. La polemica risale a circa un anno fa, quando le due società lamentarono di comparire dopo i risultati legati ai siti di Big G stessa. Google, costretta a scusarsi, diede la colpa a un bug. Una motivazione che non tutti hanno accettato e che, secondo alcuni, darebbe prova di quei comportamenti anticoncorrenziali per cui il colosso di Mountain View è già sotto la lente d’ingrandimento dell’antitrust europeo.

Ho citato nomi grossi e conosciuti, ma la realtà è che sono centinaia i casi simili che si verificano ogni giorno. È un fenomeno che non può passare inosservato e che, personalmente, mi spinge a fare alcune riflessioni.

Innanzitutto mi chiedo se abbia ancora senso fare Start Up se poi, dopo pochi mesi, si rischia di essere mangiati o eliminati. Se un business funziona, è davvero inevitabile il rischio che questo venga sopraffatto? Che fine fanno i principi alla base dell’Open Innovation?

Non voglio accettare il fatto che sia un’idea utopica, buona solo sulla carta. La collaborazione tra le Start Up, le aziende innovative e veloci, e le società elefantiache, che possono trarre linfa vitale dall’esempio dei più piccoli, è soltanto un’altra immagine vuota e retorica? Può davvero essere così tronfia e già così in pericolo l’innovazione?

Io mi auguro di no. E voi cosa ne pensate?

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