Liberato sta dappertutto, è tutt’cos

Liberato sta dappertutto, è tutt’cos

Napoli è ancora scossa. C’è chi ha parlato addirittura della “festa” di Liberato, che lo scorso 9 maggio ha fatto il suo show, si è preso la città e lo ha fatto alla sua maniera: comunicandolo sui social. Intasando non solo il traffico di Napoli, ma anche portando con sé l’irrinunciabile domanda: chi è Liberato? Il 9 maggio alla rotonda Diaz, sul lungomare di Chiaia c’erano circa 20.000 persone a sentire il suo concerto, molte venute anche da fuori. Certo, era gratis, ma di mercoledì, non nel week-end.

Nove maggio / Napoli / Lungomare / Tramonto / Gratis

È questo il messaggio che compare su Instagram una settimana prima dell’evento e sale l’hype, di fan e curiosi. Quale lungomare? Che razza di orario è “tramonto”? Presenterà un album? E soprattutto, come sarà il concerto di un uomo che vive nel mistero?

liberatoQueste domande hanno attraversato tutta l’Italia, su e giù attraverso il web. Insomma, comunque la si voglia vedere, quella di Liberato è una delle storie legate alla musica che più ci ha appassionato negli ultimi anni: la sua bravura consiste nell’essere riuscito a fare una sintesi tra ciò che è napoletano e quello che non lo è, permettendogli di arrivare a conquistare un pubblico nazionale, non soltanto campano. In più, è inutile girarci intorno: ha costruito molti misteri intorno a sé. Che continuano a non trovare risposta, anche dopo il Liberato day sul lungomare.

Il progetto Liberato arriva, tra l’altro, in un momento di generale entusiasmo verso la cultura napoletana, anche sui social: ancora si discute sull’identità di Elena Ferrante, i The Jackal, e Napoli è stata scelta come location per una delle più costose serie targate Netflix, Sense8.  Quando questo immaginario evocato da Liberato ritorna a casa dopo un anno passato a crescere sul web e sui social, l’hype è così elevato che la gente accorre da tutta Italia. Non c’era solo Napoli al concerto. Certo, anche la dinamica dell’evento non va sottovalutata: un concerto in primavera sul lungomare, gratis.

liberatoContinueremo a sentire parlare anche dell’entrata di Liberato, arrivato in gommone dal mare, accompagnato da diversi sosia incappucciati come lui. Si è esibito per circa 40 minuti, ripercorrendo i suoi successi e omaggiando Pino Daniele con una sua cover, Quanno Chiove.

Lo storytelling guida il marketing

È interessante la scelta dell’anonimato, fatta da una figura pubblica, un performer, cioè da qualcuno che per lavoro deve performare ed essere visibile.

Proprio attorno all’identità segreta si è costruita una parte considerevole del suo marketing. Non è il primo, ma rimane un gesto molto coraggioso nell’era della sovraesposizione mediatica. Soprattutto in Italia, dove notoriamente non accettiamo di buon grado che un artista decida di nascondersi, proprio come è successo ad Elena Ferrante, sulla quale la stampa italiana si è accanita al punto di cadere in congetture e rivelazioni degne dei peggiori giornali di gossip nel tentativo di smascherarla, finendo per perdere di vista il valore della sua opera.

Nel progetto Liberato lo storytelling ha un valore inestimabile, e si intreccia continuamente con quello della produzione artistica: i video musicali, girati da Francesco Lettieri, tornano ad essere storie, prodotti cinematografici che non mostrano l’identità dell’artista, ma lo vedono irrompere nella storia incappucciato e di schiena. Quasi a voler ricordare a tutti che è lui che ha scelto di non mostrarsi.

La scelta dell’anonimato e la comunicazione sui social concorrono a rendere Liberato il fenomeno musicale italiano più interessante degli ultimi anni. Prende tutti, non importa che si apprezzi o meno la sua musica: se ne parla, anche persone musicalmente distanti da questo nuovo neomelodico lo ascoltano, fosse anche solo per capire il perché di tutto questo hype.

LiberatoLiberato sta dappertutto, è tutt’cos

La strategia usata da Liberato funziona perché manda volutamente in tilt i meccanismi promozionali con il trucco dell’anonimato: Bansky, i Daft Punk, Elena Ferrante, i Gorillaz… non avere un volto spesso è la scelta migliore per attirare l’attenzione.

L’hype continua a crescere anche per il concerto annunciato (tramite social, ça va sans dire) e non sono solo i fan ad avanzare ipotesi sulla sua possibile identità. Chiunque potrebbe essere Liberato, ha dimostrato al mondo che il neomelodico (tra elettronica e rap) non è solo cosa dei napoletani.

Post by angela sorbo

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