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Se nelle ultime ore non hai ricevuto alcun invito per entrare in Clubhouse, allora dovresti procurartelo! 

Il nuovo social network vocale è un’opportunità pazzesca per brand, freelance e professionisti per farsi notare, fare network e creare un’audience su un tema di interesse.

Al momento (3 febbraio 2021) è un’app esclusivamente per iOS e non c’è la possibilità di usarla dal web.

Lo abbiamo provato e ti raccontiamo la nostra esperienza. Ti spieghiamo com’è e cosa fa.

Come funziona Clubhouse

È un social audio sincrono grazie al quale puoi creare room, “stanze audio”, con all’interno diverse persone oppure avviare conversazioni intorno a un tema. Solo audio, niente video.
Somiglia a Discord, ma è molto più potente. La compressione audio è da paura, notevole è il miglioramento delle voci: della qualità in sé, della capacità di “isolamento” e della pulizia dei suoni. Degna del migliore mixer audio.

Come detto, è organizzata per room. Ognuna ha un titolo. All’interno gli utenti possono avere ruoli diversi: moderatore, speaker, listener. Chi avvia la room è automaticamente moderatore e può nominarne altri. 

I moderatori possono far “salire sul palco” i partecipanti e a quel punto, se sei sul palco, puoi parlare se e quanto vuoi o metterti in muto e ascoltare. Le room, se chiuse dai moderatori, scompaiono. Eventualmente vanno ricreate all’occasione. 

Puoi anche programmare l’avvio di una room per farla comparire sul calendario delle persone che seguono gli host.

Esiste anche una forma più stabile di room con tanto di iscritti, il “club”. Chiunque può chiedere di crearne uno, anche se in questo momento Clubhouse impiega più di 3 settimane ad autorizzarlo, forse a causa delle numerose richieste. La richiesta per aprirne uno si fa qui.

È un social su invito. Una volta dentro, puoi invitare 2 persone. 

D’altro canto, se un tuo contatto scarica l’app (come detto, solo in ambiente Apple), tu che sei iscritto ricevi una notifica e puoi farlo accedere. Ma fai attenzione: se li consideri preziosi, non mandare inviti verso utenti Android, perché vanno persi e non sono recuperabili.

Effettuato l’accesso all’app, puoi esplorarla per contenuti, per club e cercare persone con i tuoi stessi interessi. Puoi ascoltare le “trasmissioni” degli altri, come se fosse una radio digitale.  Puoi alzare la manina e, se invitato a parlare, puoi intervenire. Puoi connetterti con persone da tutto il mondo: basta usare la casella di ricerca e curiosare!

Com’è Clubhouse

L’interfaccia ci è piaciuta da morire: molto usabile, senza fronzoli, con i tasti tutti facilmente raggiungibili e una logica di “cambio” contestuale davvero perfetta.
Pochissimi crash, tranne quando ci sono picchi di utenti. Ma riguardo ciò possiamo perdonare i founder di Clubhouse, che pare siano ancora pochi rispetto alla mole di lavoro.

Al momento è tutto gratuito, ma i founder hanno già dichiarato in un’intervista su TechCrunch che monetizzeranno in futuro, facendo pagare le room. 

Alcune regole del gioco e un po’ di netiquette

Al momento sembra ci sia poca censura. Innumerevoli sono le discussioni per capire se Clubhouse registra le conversazioni. 

Si può bloccare qualcuno o cliccare su “report an incident”, se vittime di “bullying, harassement, discrimination, offensive content, trolling, false information, encoraging users to violate rules, violence or terrorism”, per citare alcune opzioni.

Problematica è la sovrapposizione di voci. Infatti spesso si finisce per “parlare sopra” gli altri, atteggiamento che dal vivo viene evitato anche grazie alla vista, che dà ulteriori indizi rispetto a quando intervenire. E a proposito di tempi di intervento: l’inserimento nelle discussioni ha ancora margini di miglioramento. 

La voce è la vera essenza di questo social ed è straordinario come abbia stravolto le regole del gioco. Come se fossero stati messi assieme lo strumento radiofonico, i contenuti di un podcast e la possibilità di interazione di un evento.

L’utilizzo della voce scoraggia i leoni da tastiera, che non possono nascondersi dietro l’anonimato, mentre dà nuovi strumenti a tanti professionisti, che non sono costretti a realizzare immagini e video per edulcorare la realtà.

Per riportare tutto a casi concreti, Facebook consente di nascondersi dietro al testo, costruito per l’occasione. Instagram consente di documentare “i momenti che contano”, mostrando solo la realtà funzionale al racconto scelto. Entrambi filtrano la presenza online degli utenti. Invece, se hai qualcosa da dire e se vali, Clubhouse può essere il posto adatto per emergere.

Cosa puoi farci con Clubhouse, se sei un brand?

Previdente è l’idea di fare brand protection, attivando un account che tuteli il nome del tuo marchio. Complementare e altrettanto utile è anche la richiesta di attivare un club con lo stesso nome.

Un’idea pratica e di sicura utilità (e alla portata di tutti) è la gestione di un Servizio clienti. Un’altra è l’organizzazione di eventi online: Clubhouse è già perfetto per gestire dei talk. Puoi coinvolgere uno speaker o un podcaster professionista come portavoce del brand o come presentatore per i tuoi eventi live. 

Per non usare il nuovo social in maniera piatta, puoi renderlo più vario, coinvolgendo la tua audience con la gamification: quiz, sondaggi et similia. O creando sinergie con altri eventi live e con gli altri media a tua disposizione. 

Puoi anche sfruttare Clubhouse per cercare talenti. Hai a tua disposizione un canale di utenti “selezionati”, interessati alla comunicazione, motivati a seguire: puoi diventare l’HR che ti serve.

ClubHouse ha delle potenzialità ancora inesplorate. Potrebbe essere dirompente. Pensa a quello che ha fatto Elon Musk qualche giorno fa, irrompendo in Clubhouse e attirando all’istante migliaia di persone. Risultato? Ha mandato in crash l’applicazione! Pensaci: magari è ora che il tuo CEO entri in scena.

Cosa puoi farci, se sei un freelance o un’agenzia di comunicazione?

Se hai un’agenzia, le potenzialità sembrano enormi in ottica clienti. Anche se probabilmente è ancora presto per dirlo con certezza. 

Clubhouse scoperchia un tema importante: più della piattaforma, conta il contenuto. E le agenzie del futuro dovranno essere capaci di generare contenuti e palinsesti, come fossero una radio. Sia testo, che voce.

Se sei un giornalista o un freelance in ambito comunicazione, potresti organizzare talk o commentare le notizie della tua rassegna stampa, ma anche semplicemente esplorare per raccogliere spunti utili ai tuoi prossimi articoli.

Come cambia il mondo degli eventi con Clubhouse?

In tempo di lockdown Clubhouse assolve al compito base di ogni medium: avvicina le persone e le connette.

Nello specifico offre agli organizzatori di eventi la possibilità di inventare e sperimentare nuovi format, perché rende semplice il coinvolgimento di speaker ad hoc per l’occasione e la creazione di prodotti di comunicazione per i propri clienti.

Trattandosi di un social basato sulla voce, il mondo della radio trova in Clubhouse una grande opportunità. La voce è lo strumento di lavoro di ogni speaker, Clubhouse sembra un’estensione naturale del mondo radiofonico.

Chi puoi trovare su Clubhouse?

Oltre agli early adopter che ti aspetteresti, ossia i tech enthusiast e i divulgatori più o meno professionisti, ci trovi: i social media manager (i più presenti senza dubbio), gli startupper, i VC, gli innovatori, i giornalisti (davvero tanti), gli influencer (Monty è spesso online), gli youtuber, gli instagrammer, i cantanti (Calcutta si fa vedere parecchio), i produttori, gli attori (Luca Bizzarri), gli speaker radiofonici (Andrea Delogu), i politici (spicca l’eurodeputato Brando Benifei) e gli scrittori (numerosi almeno quanto i social media manager). 

Ed è interessante che in questo momento, esplorando Clubhouse, potresti ritrovarti a parlare con influencer pazzeschi, che difficilmente riusciresti a incontrare, interagendo con loro sulle altre piattaforme. 

Non credere sia così improbabile. A noi è capitato già. Semplicemente nei loro “mondi” hanno troppi follower e quindi non riescono a gestire interazioni e messaggi diretti.

In definitiva…

Ha molti pro

  • tante sono le informazioni reperibili, tante le connessioni possibili tra persone (anche quelle celebri, solitamente fuori dalla cerchia dei social personali); 
  • la voce è tornata al centro, permettendo ai nostri occhi di riposare al riparo da continui stimoli visivi e invitandoci a immaginare le altre persone; 
  • c’è molto da imparare: ascoltare gli altri è sempre stato un ottimo metodo a riguardo e Clubhouse è il luogo ideale. Però, serve un buon filtro, come in generale nella vita, perché i venditori di fumo sono ovunque, quindi anche qui.

Ha un contro

  • si basa sulle informazioni, o meglio, sulla ricerca di informazioni, attività che può facilmente trasformarsi in una perdita di tempo, specialmente perché Clubhouse va a inserirsi in una routine di monitoraggio dei social network già piuttosto strutturata per ciascuno di noi (volendo usare un eufemismo).

È interessante dal punto di vista dell’esperienza utente. Interessante è anche osservare come gli utenti reagiscono a un nuovo modo di interagire, ancora non totalmente esplorato. 

Se ti appassioni, ti ruba qualche ora di vita. Ma se capisci quali sono i momenti giusti della giornata in cui usarlo e quali le room e le persone da seguire, può dare numerosi spunti interessanti, professionali e non solo.