“Questo è il marketing”: le quattro cose che (forse) non avremmo mai immaginato

“Questo è il marketing”: le quattro cose che (forse) non avremmo mai immaginato

Quale autore migliore per inaugurare la nostra nuova rubrica? L’ultimo libro di Seth Godin è quello che ha scelto la nostra Lina Da Nazaret per un focus sul marketing e l’innovazione!

Qualcosa è inesorabilmente cambiato in me e nel mio approccio ai progetti di marketing da quando ho letto questo libro. “Questo è il marketing” di Seth Godin si presenta come un vero e proprio Manifesto di una nuova, ma in realtà antica, visione della disciplina. Una visione che sicuramente mette in discussione o addirittura capovolge alcuni argomenti che oggi sembrano assiomi agli occhi di chi lavora in questo settore, ma che ci riporta ad una definizione a mio avviso originaria, purificata del marketing. Il tutto con un semplicità ed una lucidità disarmanti, di quelle che ti lasciano a bocca aperta e che, appunto, sono destinate a cambiarti per sempre.

In un contesto di iper-specializzazione, guidati come siamo da ogni singolo KPI e da infiniti tecnicismi, forse a volte perdiamo di vista la reale potenzialità del progetto che stiamo seguendo. E’ invece fondamentale quando si inizia un nuovo progetto partire da lì, tornare all’idea originaria di marketing,  depurata da ogni sovrastruttura e partendo da quella visione impostare la propria strategia.

Il nostro progetto sarà dunque un progetto di cambiamento, che migliora la vita delle persone, che rende il mondo migliore e noi saremo orgogliosi di quello che facciamo proprio perché siamo gli agenti di quel cambiamento!

Il lettore arriva a questa consapevolezza però non prima di aver scoperto cose che non avrebbe mai immaginato da marketer:

  • che, ad esempio, “è giunto il momento di scendere dalla giostra dei social network” che hanno contribuito a generare contenuti mediocri per gente mediocre;
  • che, la SEO non è la soluzione ai problemi di posizionamento dei brand;
  • che non dobbiamo necessariamente mirare al più ampio pubblico possibile, ma anzi dobbiamo lavorare per il minimo pubblico per il quale il progetto risulta sostenibile (smallest viable market).
  • e soprattutto che anche se rischioso, difficile e arduo, il nostro è davvero un bel modo di guadagnarsi da vivere.