Recensione del film di Wes Anderson “The French Dispatch” (senza spoiler alcuno, lo giuro!)

a cura di Luca Puglisi

Perché andare a vedere The French Dispatch? Primo perché è la gioia per gli occhi, secondo perché ha un cast spettacolare, terzo perché la storia è ben scritta (come al solito ndr) e quarto per la realizzazione tecnica che di concerto alla fotografia e alla cura maniacale per le scenografie, tipica dei film di Anderson, lo rende appunto un gioia per gli occhi.

Perché parlarne nel blog di un’agenzia di comunicazione?

Perché chiunque lavori nel campo della creatività dovrebbe guardare roba così bella. E nel caso di questo film la bellezza diventa quasi un’oggettività.

Wes Anderson ci ha ormai abituati a standard estetici davvero alti, rifinendo come un matto i particolari, abbinando i colori in maniera sublime (tanto da aver ispirato un profilo Instagram parecchio seguito) e lavorando in maniera certosina sul tratteggio dei personaggi e sul racconto delle loro storie. Forse quest’ultimo particolare è quello minimamente più carente rispetto al suo standard medio, ma parliamo sempre di eccellenza narrativa, mica pizza e fichi 😉

La recensione 

Arrivando alla “ciccia” si tratta della storia di un giornale, l'”Evening Sun di Liberty, Kansas”, e più nello specifico del suo supplemento settimanale “The French Dispatch” redatto in Francia, a Ennui-sur-Blasé (Angouleme, nella realtà) la cui redazione è composta da una serie di giornalisti (il cast stellare di cui sopra), un capo-redattore (Bill Murray in una forma splendida) e pochi altri personaggi di contorno utili a sviluppare la storia che Anderson vuole raccontarci.

Quello che rende la storia interessante è principalmente il modo in cui viene raccontata allo spettatore del film (oltre che la storia in sé ndr). Si dipana infatti attraverso gli articoli del settimanale ed ogni pezzo ha lo stile del giornalista che lo ha scritto, cosa che si riflette anche in uno stile visivo differente, una sorta di piccolo manuale di come girare un film in tanti modi diversi senza farlo apparire un casino. Guardandolo ho avuto la stessa sensazione di quando ho letto “Esercizi di stile” di Queneau, altra opera che consiglio vivamente di leggere e rileggere con cadenza regolare ai creativi in genere e a copywriter e autori di contenuti in particolare.

Il cast, come scrivevo sopra, è notevole, persino per gli standard di Anderson. Oltre a Bill Murray già citato compaiono Elisabeth Moss, Adrien Brody, Willem Dafoe, Saoirse Ronan, Edward Norton, Christoph Waltz e Léa Seydoux, in ruoli più o meno importanti.

Come accade da un po’ di tempo a questa parte, anche la strategia di lancio del film e il materiale prodotto prima e dopo il lancio è davvero curatissimo. Segnalo in particolare alcuni “making of” in cui si possono apprezzare le soluzioni che il regista ha trovato per girare alcune scene del film, in cui ci si rende conto che il 3D è uno dei tanti strumenti che ha il cinema per accompagnare la narrazione, ma non il solo.

Making Of The French Dispatch with Wes Anderson | Behind the Scenes

Making Of The French Dispatch with Wes Anderson Pt. 2 | Behind the Scenes

The French Dispatch – Model Shop

In conclusione è un film decisamente da vedere, per cui mi sento di assicurarvi che non rivorrete i soldi indietro. Un film da vedere possibilmente al cinema e poi, se siete appassionati ossessivo-compulsivi di Anderson, da sezionare con calma quando sarà disponibile in streaming. Che se fate un lavoro legato alla produzione delle immagini non potete perdervi, ma in quel caso guai a voi se vi siete persi gli altri film dello stesso regista e qualche milionata di altri film che “bisogna” vedere! 😉

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