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Se hai un’idea di business e stai pensando di realizzarla, dovresti chiederti come finanziare una startup?

Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e startupper. Secondo un report del MISE, infatti, sono oltre 10mila le startup nel nostro Paese. Il dato che riguarda i finanziamenti, seppur in calo nel 2020, è comunque importante.

Nell’anno horribilis che ci siamo appena lasciati alle spalle, gli investimenti ricevuti dalle startup ammontano ad oltre 690 milioni di euro ed è un trend in crescita.

Ecco perché visto che c’è grande fermento e molte possibilità, nonostante il periodo, creare o investire in una startup potrebbe essere una buona idea.

Se hai già l’idea e le competenze sei già avvantaggiato, ma la domanda iniziale ritorna. Come si finanzia una startup? 

In questo articolo, parleremo di tutti i modi in cui si possono recuperare i capitali necessari per partire, crescere e consolidarsi come azienda. 

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Tutti quello che devi sapere su come finanziare una startup

Partiamo col dire che, generalmente, esistono tre fasi di evoluzione delle startup.

  • Una fase embrionale (seed) in cui si sviluppano e chiariscono l’idea principale e il modello di business 
  • Una prima fase di crescita (early growth)  
  • Una fase di crescita finale  (growth) che prelude al consolidamento all’uscita dalla definizione di startup. 

Queste fasi, ovviamente, hanno bisogno di finanziamenti in determinati momenti cruciali ed è qui che entrano in gioco varie figure e metodi per ottenere i capitali per finanziare l’impresa. 

Ecco quali sono i principali:

  1. Bootstrapping
  2. Love capital
  3. Incubatori e acceleratori
  4. Business Angel
  5. Finanziamenti bancari
  6. Finanziamenti pubblici (premi e bandi)
  7. Crowdfunding
  8. Crowdinvesting
  9. Venture capitalist
  10. Fondi di private equity

Analizziamoli singolarmente nel dettaglio, perché ognuna caratterizza le fasi di sviluppo delle startup, cui abbiamo accennato prima. 

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Bootstrapping

La prima forma di sostentamento è l’autofinanziamento, che può arrivare da capitali personali oppure da ricavi iniziali, se la startup produce e viene pagata. Questo può essere un ottimo metodo per far fronte alle prime spese.   

È certamente un primo metodo di trovare finanziamenti, che non può bastare nel lungo periodo, specialmente se gli introiti non coprono le spese.

Di solito questo è uno dei metodi che vengono adottati nella prima fase dello sviluppo di una startup (seed), quando si cercano ancora investitori. 

Love capital (Family, Friends and Fools)

Il Love Capital si riferisce ad una categoria di investitori “personali”: i familiari e gli amici. Coloro, insomma, che hanno un legame affettivo con te e la tua idea, dimostrandolo concretamente. I fools (i folli) sono invece quel tipo di investitori che senza sapere bene perché investono in startup per puro istinto, senza una reale ragione. 

La cosa positiva di questi capitali è che sono, quasi, immediati e che chi investe lo fa per te, non hai bisogno di presentare loro un business plan e fare uno speech della tua idea. Probabilmente, alcuni di coloro che ti aiutano finanziariamente, non vorranno i soldi indietro. 

Anche questa tipologia di capitali sono da inquadrare sempre nella prima fase di sviluppo dell’impresa.

Incubatori e acceleratori

Uno dei metodi più diffusi per finanziare una startup è affidarsi a società che si occupano di accelerazione o incubazione.

Queste ultime sono organizzazioni che forniscono supporto in termini di consulenze, spazi, strumentazioni, supporto marketing in cambio di una partecipazione nella startup. 

Gli acceleratori, invece, investono capitali nella startup e rilevano intorno al 5-15% della società.   

Molte startup vengono inglobate in programmi di incubatori, sia in fase seed, che in fase early growth. 

Business Angel

Rivolgersi ad un Business Angel è stato, per molto tempo, l’unica risposta alle domande su come finanziare una startup. Trovare un imprenditore o un professionista, molto spesso locale, che sposi l’idea finanziandola è il sogno di molti startupper.

Attenzione alla presentazione del team, della tecnologia e del modello di business che presenti, se avrai la fortuna di trovarti di fronte un businessman che vuole finanziarti.

Questa figura è molto più frequente trovarla nelle prime fasi dello sviluppo, con lo scopo di far crescere l’azienda sotto l’ala protettrice di un imprenditore più esperto.

Finanziamenti bancari

Il modo più gettonato e scontato di trovare capitali è quello di chiedere un prestito bancario.

Presentarsi come startup, a meno che non si abbiano buone garanzie, è molto difficile, più facile ottenere dei prestiti personali e partire per sviluppare la crescita della propria idea di business.

Inoltre, punto a sfavore di questa soluzione, sono i tassi di interesse molto alti e le garanzie, piuttosto vincolanti (ipoteche, garanzie di terze parti). 

Un metodo a cui si ricorre nelle prime fasi della startup, parlando dei prestiti personali. Quando le aziende sono più solide, le banche facilitano le imprese che chiedono credito. 

Finanziamenti pubblici (premi e bandi)

Una pratica molto diffusa è quella di ricorrere a finanziamenti pubblici, derivanti da premi o bandi europei, nazionali o regionali. Il MISE ne propone diversi, promossi da varie istituzioni e appoggiati dal governo.

Ottenere questi finanziamenti è, spesso, una svolta per le startup, poiché sono elargiti o fondo perduto o con tassi di interesse molto convenienti.

Questo è un metodo che può essere utilizzato in tutte le fasi in cui l’azienda in questione si trova, a condizione che soddisfi i criteri del bando. 

Crowdfunding

Ormai consolidato negli anni, il crowdfunding è il finanziamento collettivo per eccellenza. Grazie alle centinaia di piattaforme digitali che offrono questo servizio, da startupper hai la possibilità di ottenere capitali per la tue impresa.

Interessante sia per le fasi iniziali, sia per ottenere round di capitali finalizzati al consolidamento dell’azienda. Inoltre, è un metodo che si fonda sulla promozione e sulla viralità: se la tua idea vale, è molto facile che la campagna di crowdfunding venga condivisa e trovi larghi consensi. Nel caso non si raggiunga il budget prefissato, gli importi versati vengono restituiti ai singoli contributori.

Ci sono moltissimi case study di grandi aziende che sono nate così. 

Bisogna distinguere due tipologie di crowdfunding:

  • Reward crowdfunding: In questo caso, in cambio della quota di partecipazione al capitale, il finanziatore riceve un compenso in prodotti/servizi, ma non monetario.
  • Equity crowdfunding: Questa tipologia, invece, consente al finanziatore di ricevere quote della startup. 

Crowdinvesting

Simile al precedente, il crowdinvesting è sempre un metodo per ottenere capitali su piattaforme digitali apposite. La differenza con il crowdfunding sta nel fatto che i finanziatori sono, spesso, istituti di credito, assicurazioni o operatori finanziari che operano nei nuovi settori fintech.

Anche qui bisogna fare una distinzione sulle tipologie di investimento e sul ritorno che i finanziatori ottengono. Ecco quali sono le principali tipologie di crowdinvesting: 

  • Equity: il finanziatore, come abbiamo già detto, con il capitale investito “acquista” delle quote societarie;
  • Invoice trading: in questo caso, l’investitore “acquista” ad un costo inferiore del totale dovuto, le fatture della startup, favorendo il flusso di cassa della stessa. Il guadagno dell’investitore arriverà, quindi, al saldo della fattura da parte del debitore della startup. Esistono portali appositi che fanno incontrare domanda e offerta per le fatture messe in vendita.
  • Social lending: è un prestito vero e proprio che il finanziatore (o gruppo di finanziatori) concede, senza intermediari, alla startup con un tasso agevolato, rispetto ai canali classici.  

Venture capitalist

Quando il gioco si fa duro, arrivano i venture capitalist. Sono istituti di credito ed organizzazioni che investono somme ingenti su startup e aziende in piena crescita. Il loro apporto non è solo in termini economici ma, anche, sotto l’ambito dell’esperienza manageriale.

Le competenze verticali dei fondatori della startup unita con i capitali e l’esperienza nel business dei venture capitalist, molto spesso, sono decisive per far compiere il salto di qualità alla startup.

Fondi di private equity

Questo tipologia di investimento è compiuta da investitori istituzionali. La fase in cui troviamo capitali da fondi di private equity è quella del consolidamento della startup, ovvero quando si investe a medio-lungo termine in aziende mature e non ancora quotate in borsa, acquistando quote di partecipazione.

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La strategia di exit

L’exit, intesa come uscita di scena da una startup, è sempre il momento più atteso per un investitore. Quando la startup diventa matura, viene notata ed ha un model business efficace ed efficiente, è il momento giusto per trovare un compratore e fargli spiccare, definitivamente, il volo. 

È quello che è successo a molte aziende dell’hi-tech. Essere comprate dai colossi più importanti del mondo ha reso i fondatori e gli investitori molto ricchi.

L’exit è una vera e propria strategia. Molti imprenditori investono in progetti o aziende in stato embrionale o mediamente sviluppate, le mettono a posto dal punto di vista manageriale, rendono il loro business scalabile e le rivendono al miglior offerente. 

Questo è uno dei motivi per cui credere ed investire in una startup, specialmente se si ha molto capitale.