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  • Di cosa parliamo quando diciamo “Smart Money”
  • Le linee di intervento
  • La progettualità come nodo centrale della misura

Aveva fatto già parlare di sé a settembre, ora è (quasi) realtà: le modalità attuative del cosiddetto incentivo Smart Money” sono state finalmente pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre 2020. Un successivo provvedimento comunicherà i termini di apertura per la presentazione delle domande (il sito da monitorare è www.invitalia.it). La misura, dal significativo valore di 9,5 milioni di euro, è uno dei tasselli dell’articolato piano del governo per la promozione del sistema delle start up innovative italiane, realtà imprenditoriale vivace (12.000 imprese) e con grandi potenzialità industriali.

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Di cosa parliamo quando diciamo “Smart Money”

Con il termine “Smart Money” vengono identificati alcuni contributi previsti dal Decreto Rilancio a favore delle start-up innovative, soprattutto quelle in fase pre-seed. Infatti, le imprese destinatarie di questo strumento devono rispettare determinati requisiti tra cui essere:

  • classificabili come piccole imprese;
  • regolarmente costituite da meno di 24 mesi e iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese;
  • nelle prime fasi di avviamento dell’attività, di sperimentazione dell’idea di business o nella fase di elaborazione di un Product Market Fit;
  • non operanti nei settori dell’agricoltura primaria, della pesca e dell’acquacoltura.

Tuttavia, sotto particolari condizioni, possono richiedere il contributo anche le persone fisiche che vogliono costituire una start-up innovativa.

La misura è particolarmente interessante perché i contributi dovrebbe essere erogati a fondo perduto, sotto forma di voucher.

Le linee di intervento

Gli obiettivi del MISE sono plurimi: sostenere progetti di sviluppo di nuovi business e/o prodotti, e rafforzare i legami delle neonate imprese con gli altri agenti, pubblici e privati, dell’ecosistema innovativo nazionale. Per realizzarli sono state implementate due linee di intervento.

La prima è a copertura di spese sostenute dalla start up per l’acquisto dei servizi specialistici forniti da incubatori, acceleratori, organismi di ricerca ed innovation hub. Questi servizi possono essere: consulenza strategica e organizzativa, supporto all’autovalutazione della propria maturità digitale, gestione della proprietà intellettuale, sviluppo e scouting di tecnologie, prototipazione, e soprattutto l’elaborazione di campagne crowdfunding. Il contributo in questo caso è riconosciuto in misura pari all’80% delle spese, nel limite di 10.000 euro per azienda.

Alle start up destinatarie di questo primo contributo è riconosciuta la possibilità di richiedere un’ulteriore agevolazione a sostegno dell’investimento nel capitale di rischio effettuato da specifici attori dell’ecosistema dell’innovazione. Il contributo è corrisposto in misura pari al 100% dell’investimento, ma nel limite complessivo di 30.000 euro per impresa. In questo caso le condizioni da rispettare sono stringenti: gli investimenti devono essere stati attuati da Business Angels o investitori qualificati; devono essere di importo non inferiore a 10.000 euro e detenuti per un periodo di almeno 18 mesi; non devono determinare una partecipazione di maggioranza; infine, soprattutto, non devono essere realizzati tramite piattaforme di equity crowdfunding

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La progettualità come nodo centrale della misura

L’elemento centrale della misura non è l’impresa, bensì il suo piano di attività, di durata non inferiore a 12 mesi, elaborato per lo sviluppo e l’implementazione del proprio progetto innovativo. In questo piano dovranno trovare valorizzazione i servizi prestati dai soggetti abilitati dell’ecosistema innovativo. Solo se il piano d’attività risulta vincitore del finanziamento per l’acquisto di tali servizi specializzati, le startup potranno chiedere il contributo a sostegno degli investimenti nel capitale di rischio.

È interessante notare che la commissione che valuterà le domande non entrerà nel merito della qualità del progetto innovativo presentato. Le caratteristiche necessarie identificate dal decreto MISE infatti sono abbastanza misurate: il progetto deve basarsi su una soluzione innovativa da proporre sul mercato e deve essere finalizzato alla realizzazione di un prototipo o di una prima applicazione industriale del nuovo prodotto o servizio, nonché prevedere l’impegno diretto dei soci dell’impresa proponente, o di un team, dotati di capacità tecniche e gestionali adeguate.

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