Molte volte si confonde la gentilezza con l’educazione usando i termini come se fossero dei sinonimi. Essere gentili non è ringraziare un amico per una cortesia o tenere aperta una porta: questa è educazione. La gentilezza è un atteggiamento che riguarda l’ascolto, la comprensione, il rispetto e la fiducia verso il prossimo. In azienda la gentilezza è un affare perché facilita la creazione di una squadra unita, rende possibile la realizzazione di team di successo che lavorano in linea con un’unica visione: quella di perseguire gli obiettivi, ma nel rispetto del benessere collettivo e del valore individuale.

Per dare vita a un team eccellente e altamente produttivo la cosa più importante delle persone che lo compongono è il modo in cui interagiscono, organizzano il lavoro e considerano i rispettivi contributi. Il requisito imprescindibile che deve possedere un valido team è la sicurezza psicologica. Essenzialmente riguarda la possibilità di assumersi dei rischi nel lavoro senza il timore di sentirsi in imbarazzo o, peggio ancora, giudicati. L’elemento che fa la differenza nei team è appunto la sicurezza psicologica che è alla base della gentilezza ed è generata proprio da essa. Lo stile aggressivo non porta a nulla. La pandemia, poi, ha accentuato le sensibilità.

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Come essere più gentili?

Per essere gentili con gli altri, occorre iniziare ad esserlo con se stessi. Può sembrare banale ma prendersi cura di se ed ascoltarsi rientrano tra le azioni meno comuni che compiamo. Si può iniziare concentrandosi sul respiro, per poi giungere alla meditazione. Anche pochi minuti al giorno sono sufficienti. Poi si passa ad attività più concrete. Si tratta di un processo che, da una mentalità io-centrica, fa arrivare ad un mindset noi-centrico. 

Ci sono dei percorsi in azienda volti ad espandere il verbo della gentilezza, trasferendolo in una serie di buone pratiche. Dunque il centro nevralgico da cui si innesca il circolo virtuoso della gentilezza resta la ricerca di rimedi a tutte quelle circostanze, prodotto di disattenzione nel migliore dei casi, di maleducazione delle volte, nelle quali ci sentiamo ignorati come se fossimo completamente trasparenti. Basti pensare a quando il nostro saluto non è ricambiato o non riceviamo alcuna risposta ad un’email o ad un messaggio. Sono minime scortesie, vessazioni quotidiane che subiamo e a volte facciamo subire agli altri senza nemmeno accorgercene ma in questo modo, giorno dopo giorno, contribuiamo a svuotare di significato il motto della centralità della persona.

La gentilezza è un affare che riduce i costi relazionali

Si può iniziare a costruire il castello della gentilezza nel momento in cui si raggiunge la consapevolezza dei propri atteggiamenti e si vira verso nuovi emisferi distanti dalle scortesie. La gentilezza è un affare a tutti gli effetti. Infatti tra i benefici di carattere economico troviamo la riduzione dei costi relazionali, costi che non compaiono palesemente in bilancio ma si manifestano in futili rimostranze, rifacimento di progetti, errori causati dalla distrazione, progetti consegnati in ritardo, che inficiano gli asset produttivi e reddituali delle aziende.

Il primo a credere in tutto questo – per se e per i suoi collaboratori, a cui metteva a disposizione delle sale e dei seminari – è stato il fondatore della Apple, Steve Jobs. Non da meno anche Nike, Google e AstraZeneca che organizza dei momenti di meditazione per affrontare le riunioni più impegnative, al posto delle meno salutari pause caffè. 

In Italia investe sulla gentilezza anche la psicologa ed imprenditrice Giada Caudullo. Durante la fase più critica della pandemia, in pausa pranzo, ha trasformato la sala eventi in una sala meditazione sostenendo che quest’ultima sia uno strumento per arrivare al benessere psicologico e la gentilezza sia il perno della crescita.

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Oltre alla gentilezza anche modelli di imprenditori gentili

La gentilezza come affare raggiunge un livello superiore nel momento in cui si eleva a veri e propri modelli di business in cui gli imprenditori diventano oracoli di gentilezza.

Non si può non citare il noto imprenditore Adriano Olivetti che cercò di creare un equilibrio tra profitto e solidarietà. Ma anche Brunello Cucinelli, sostenitore del capitalismo umanistico, fino ad arrivare ai meno noti, come Stefano Conti: deceduto nel 2018, ha lasciato in eredità l’80% della sua Elettroservice ai collaboratori e solo il 20% ai suoi cari.

A certificare le organizzazioni in cui la qualità dell’ambiente è migliore, con la garanzia dei voti dei dipendenti, è la classifica annuale Great Place to Work. I punti chiave rimangono fiducia e spirito di collaborazione. L’edizione 2021 mette ai primi posti: American Express Italia, Msd Italia, Abb Vie Italia, Hilton e Dhl Express.

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