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Giunto alla sua decima edizione, l’ultimo sondaggio condotto da Deloitte che ormai da dieci anni fotografa il sentiment, le tendenze e le aspettative che toccano da vicino i Millennials (nati tra il 1983 e il 1994) e la Gen Z (nati tra il 1995 e il 2003), ha rivelato i temi chiave che accomunano due generazioni a confronto, a quasi due anni dalla pandemia da Covid-19.

Secondo quanto emerso dal Deloitte Global 2021 Millennials and GenZ Survey che ha intervistato oltre 23.000 giovani in tutto il mondo, di cui 800 in Italia,  le nuove generazioni hanno idee chiare e valori ben saldi: sono preoccupati dalle questioni legate alla salute, al lavoro e all’ambiente, ma hanno la determinazione per diventare agenti di un cambiamento sociale significativo, a patto che le istituzioni, i governi e le imprese facciano la loro parte.

«La Millennial and GenZ Surveyha sempre mostrato come i giovani siano spinti da valori saldi e siano convinti della necessità di una forte responsabilizzazione non solo delle persone, ma anche delle aziende. Anche durante un anno così complicato, si aspettano dei cambiamenti in positivo da parte della società in generale. Le aziende che condivideranno la loro visione e sosterranno i loro sforzi per creare un futuro migliore si distingueranno positivamente in futuro».

Stefania Papa, People & Purpose Leader di Deloitte Italia

Più rispetto e tutela per l’ambiente 

Esattamente come nel 2020, anche nel 2021 l’ambiente rimane una delle preoccupazioni personali più sentite dai Millennials ma soprattutto dalla generazione dei nati a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila.

A livello globale il tema occupa il terzo posto, in Italia il secondo. La pandemia ha quindi contribuito ad accrescere l’attenzione delle giovani generazioni verso la questione legata al cambiamento climatico e più in generale al rispetto e alla tutela dell’ambiente, con il 37% del campione intervistato tra i Millennials e il 40% intervistato della Gen Z convinto che dopo la pandemia aumenterà l’impegno delle persone ad agire per migliorare il futuro del nostro Pianeta (attraverso azioni che spaziano dagli acquisti più consapevoli al riciclo, dalle abitudini alimentari ai trasporti).

Posti di lavoro più sicuri e inclusivi

Il lavoro e la disoccupazione rappresentano un altro tema caldo che preoccupa i Millennials e la Gen Z, ma i giovani italiani sono quelli più pessimisti rispetto ai coetanei di altri Paesi. Temono infatti di perdere il lavoro il 37% dei Millennials (contro il 27% della media globale) e il 35% dei giovani della Gen Z (contro il 25% rilevato a livello globale). Per quel che riguarda le prospettive economiche e sociali del nostro Paese, poi, più del 50% delle due generazioni si aspetta che lo scenario peggiorerà nel corso dell’anno.

In generale, quasi il 50% degli intervistati per entrambe le generazioni considerate hanno vissuto il lavoro durante la pandemia con ansia e forte stress. Nel dettaglio, il 68% dei Millennials italiani ha affermato di non essere riuscito a condividere apertamente il proprio stato mentale ed emotivo con il proprio datore di lavoro, mentre il 44% dei rappresentanti la Gen Z ha dichiarato di non aver ricevuto alcun sostegno per il proprio benessere psichico.

Per quanto riguarda il lavoro del futuro, invece, Millennials e Gen Z desiderano tornare a frequentare uffici e luoghi di lavoro come prima della pandemia purché le modalità siano più flessibili (il 25% dei Millennials e il 22% della Gen Z) e gli ambienti di lavoro completamente sicuri.

Infine, sostengono compatti e con forza un cambiamento delle politiche aziendali in relazione ai temi della diversità e dell’inclusione.

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Salute e responsabilità sociale

Tra le preoccupazioni di Millennials e Gen Z emerse dallo studio annuale di Deloitte non è mancata la questione legata alla salute, che occupa il terzo posto dopo lavoro e ambiente. Lo hanno confermato anche i dati dell’indagine, secondo i quali durante la pandemia i giovani italiani si sono dimostrati i più responsabili rispetto alla media globale (80% dei Millennials e 79% della Gen Z contro il 74% e il 69% dei coetanei negli altri Paesi).