Difficile predire le mosse strategiche di Cupertino, che intanto si prepara a lanciare sul mercato il nuovo visore Apple AG/VR.

L’attesa per il lancio ufficiale sul mercato del nuovo visore della Apple è, diversamente dal solito, non così ansiosa e sfrenata. La versione del metaverso secondo Zuckerberg ha lasciato dietro di sé un complesso strascico di emozioni e riflessioni piuttosto contrastanti.

Non ha fatto molto, il buon Mark, per evitare di apparire come la coscienza virtuale al punto zero di se stesso, un incrocio fra l’ologramma dell’uomo qualsiasi che ti sembra di aver sempre conosciuto e l’architetto effimero ed egotico di ultramondi che discetta di etica, sicurezza e privacy, sinceramente disposto a discutere con il legislatore come governare insieme lo spazio bianco su cui creare i nuovi mondi virtuali.  

Ad ogni modo, le voci per la prossima uscita di Apple si rincorrono: quelle più attendibili raccontano che presenterà un visore di realtà aumentata e virtuale, forse potente come un Mac (il famoso chip M1) e dotato di comunicazione Wi-Fi 6E.

Il visore, grazie a  fotocamere multiple e modulari capaci di offrire la visione dell’ambiente circostante all’utente che lo indossa, potrebbe svolgere sia le funzioni di augmented reality (AG), sovrapponendo alle immagini del mondo reali le informazioni digitali, sia quelle di realtà virtuale (VR), che invece isolano completamente l’utente dal mondo circostante.  

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Dal metaverso di Zuckerberg…

Durante il lancio di Meta, Mark Zuckerberg ha cercato di spiegare la sua visione di questi nuovi “ecosistemi” (sic!). Con risultati piuttosto altalenanti: chi ha seguito l’avatar del fondatore di Facebook muoversi in spazi virtuali, e in particolare nel suo rifugio ideale, una specie di baita iper-moderna circondata da isolotti artificiali sospesi in aria, laghi e catene montuose, palme tropicali e betulle innevate (?), ha intuito che la strada è tracciata e il progetto, senza dubbio, seminale.

Certo, ci sono stati momenti anche bizzarri, come l’ologramma di una giovane ragazza che si manifesta durante un concerto, ricordando vagamente gli spettri del film Ghost. O l’idea, espressa con un certo entusiasmo, di potersi trasferire in una bolla privata virtuale, per restare in completa virtuale solitudine. In breve: nel metaverso zuckerbergariamente declinato saremmo immersi, in forma di codec avatar, in uno spazio virtuale frutto della creatività degli sviluppatori di tutto il pianeta, replicando, in forme in parte nuove, modelli di aggregazione, comunicazione, informazione, studio, industria e commercio. E molto probabilmente i loro contraltari.

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… al metaverso di Apple?

Difficile supporre il posizionamento di Apple. Se vorrà o meno creare sistemi compatibili con il progetto zuckerberghiano, o se invece svilupperà un metaverso di Apple chiuso agli analoghi (Meta e Microsoft). Tutto potrebbe decidersi infine sulla base della popolarità di ciascuna piattaforma, e non è difficile immaginare che Apple potrebbe farla da padrona. 

La finanza del sistema è alimentata dalla blockchain: la moneta di scambio è costituita dalla diverse criptovalute ammesse, gli oggetti virtuali da non-fungible token (nft), ovvero l’atto di proprietà crittografato di un bene digitale o fisico. Video, musica, moda, persino immobili virtuali: in mondi quali The Sandbox c’è già chi paga 450 mila dollari per essere il vicino di casa virtuale di Snoop Dogg.

E naturalmente il mondo dell’arte: nelle Università ci si interroga, ad esempio, su come intendere un’opera d’arte nella forma di un nft (copia, copia autentica, nuovo originale?), e la giurisprudenza cerca di stare al passo. Le Gallerie degli Uffizi hanno riprodotto digitalmente e poi venduto nove copie del Tondo Doni di Michelangelo, e nel solo 2021 le due principali case d’asta del mondo, Christie’s e Sotheby’s, hanno venduto 165 milioni di dollari di nft. 

In sintesi, tutto ciò che può avere una rappresentazione digitale sarà ammesso nel nuovo sistema, compresi i gattini. Già, i CryptoKitties sono stati uno dei primi oggetti virtuali scambiati sul mercato degli nft, coraggiosi piccoli pionieri crittografati dagli occhi dolci. Uno di questi codici è stato venduto per 170 mila dollari.

Può sembrare strano, ma una scenetta durante la presentazione di Meta è illuminante: Zuckerberg ed un robusto, calvo e barbuto sviluppatore si trasferiscono in un mondo virtuale, nel quale appare un cagnolino creato come un fumetto. E qui traspare con un guizzo divertente tutto l’entusiasmo di questi geni tecnologici per le infinite nuove potenzialità che stanno esplorando, quando si sente la voce dello sviluppatore chiamare il cagnolino a sé: “Oppy, come on Oppy, who’s a good persistent-state virtual object laid on an interactive pass-through environment?”.