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Ce l’avete anche voi l’amico che vi telefona mentre la città dorme, le strade sono silenziose e in giro ci sono solo ubriachi e gatti? O meglio, ce l’avevate? Ché col coprifuoco mi sa che la faccenda si è complicata intanto, A.D. 2020.

Comunque, io sì, ce l’ho un amico così ed è Jacopo Mele. Chiama in videocall mentre è in scooter. Appare in ufficio, a casa. Ogni volta riversa secchi di entusiasmo. La prima volta che mi ha parlato di Aurora sembrava uno sciamano posseduto. 

Questa volta invece ha uno stile impeccabile e parla con tono pacato e calmo.

Tavolino di marmo chiaro, venato di grigio scuro. Piccoli granelli di zucchero di canna, caduti da bustine d’altri, in attesa della mano che li pulirà. Aspetto il mio caffè, lui non ne beve. Parliamo di Aurora. O meglio, lascio che sia lui a raccontarmi a che punto è il progetto.

Prime luci

Lo costringo a un salto indietro nel tempo, chiedendogli l’origine di tutto.

“Nel 2015 mando una mail al board di Fondazione HExMa. Il concetto è dritto, come una freccia: ‘Dobbiamo investire in modo incondizionato sul capitale umano, come fossimo mecenati del 1500. Ma ora non è il momento, ne riparliamo nel 2020.’ Silenzio.”

M’immagino le espressioni attonite dei consiglieri, anche perché li conosco tutti.

2019

“Mi chiama uno dei ragazzi cresciuti con HExMa, Carlos Miguel Ramos Cobo. Mi dice che il capo dell’innovazione di Barclays gli ha proposto l’assunzione. O come Developer, o come Analyst. Carlos sarebbe un Analyst, ma mi dice che ha ripensato a ciò che ha appreso in questi anni con noi: andare oltre sé stessi. Sceglie di fare il Developer, anche se non è la sua vocazione. Vuole ampliare l’orizzonte del suo futuro.

Finita la call, penso che questo è un segnale, una scintilla: abbiamo trasferito la visione, la lucidità di prendere scelte audaci, sostenibili e lungimiranti. Carlos ha stravolto il paradigma: imparare a fare altro per ridurre il rischio futuro. Ha fatto ciò che un adulto raramente avrebbe azzardato.

Mi convinco che serve un progetto che investa sulla crescita a lungo termine delle persone e non sulle singole idee, e che lo faccia in maniera incondizionata, come un genitore amorevole.”

Cos’è Aurora?

Ho ascoltato molte volte Jacopo parlare di Aurora, con lui e con il gruppo di fondatori ho contribuito a definirne il profilo. Rispondere alla domanda implica dall’altra parte reale capacità di ascolto.

Aurora è un metaprogetto, è di chi l’adotta. È un’iniziativa coordinata da Fondazione Homo Ex Machina e nata da 30 organizzazioni del bacino Mediterraneo e di tutta Europa; 30 organizzazioni che hanno il cuore della loro esperienza nell’investire sui talenti, connettendoli con le opportunità: YGA in Turchia, Fondazione Mondo Digitale, Fondazione Golinelli, Junior Achievement in Italia. Un sfida continua per far sì che i futuri change maker possano evolvere in un contesto sociale, culturale e imprenditoriale, che a tutti noi sembrava prevedibile, ma si è rivelato improvvisamente fragile.”

Aurora è Formazione

“Sugata Mitra, docente universitario, famoso anche per il suo esperimento Hole in the wall, ritiene il nostro sistema formativo perfetto, se si vogliono formare persone del 1700. Nel mondo contemporaneo è obsoleto. Prima c’era bisogno di persone che sapessero scrivere e fare calcoli. Oggi no, oggi si può valorizzare l’identità e la singolarità, personalizzando i percorsi individuali di crescita. La tecnologia consente di lavorare sulle caratteristiche che ci rendono complementari alle macchine. 

In quest’ottica la Fellowship di Aurora offre: 10mila euro di grant a ogni Fellow per vivere esperienze trasformative, un programma di Coaching per crescere nel flow e un network di Wizard per avere punti di riferimento sempre nuovi.”

Com’è nata?

Ricordo bene le telefonate, i resoconti degli incontri. Le perplessità, i dubbi costruttivi, l’energia di quel periodo.

aurora team

“La gestazione è stata lunga. Ho chiesto consiglio a 350 amici, imprenditori e visionari. Tutti hanno spinto per dare sostanza ad Aurora, apportando un contributo sentito. Solo due si sono detti non interessati. Un team ristretto di 7 è nato poco dopo: io, Fabio, Gregorio, Franz, Chiara, Rita e Mike.”

Mike non io, l’altro.

“Esatto.”

E io?

“E pure tu.”

Eh.

Le qualità da sviluppare costantemente

“Per prima direi la capacità di ampliare i propri orizzonti. Come seconda terrei a mente il buon sensoProvo a contestualizzare: oggi ogni decisione presa ha un impatto quasi immediato. Grazie alla tecnologia, alla velocità delle analisi e della comunicazione interpersonale stiamo abolendo molte frizioni della quotidianità.

Ma sarebbe miope non ricordare che negli ultimi 12 anni abbiamo dovuto fare i conti con parecchi sassi finiti nell’ingranaggio: in mezzo al tracollo finanziario e alle ondate migratorie, senza dimenticare i cambiamenti climatici e l’ultima pandemia, abbiamo fatto diventare la crisi la normalità. Abbiamo imparato a conviverci. Perciò nella complessità contemporanea e futura avremo bisogno di decisori acuti e sensati, allenati a prendere scelte lungimiranti frequentemente.”

Frequenza e ciclicità: una metrica innovativa

“Consideriamo cruciale la valutazione di una metrica sconosciuta finora: il Fellow sarà in grado di rigenerarsi, contribuendo nuovamente a dare valore alla società? Perciò monitoriamo ogni 3 mesi che ciascun ragazzo sia nel flow, pronto a varcare nuovi confini.”

Saranno imprenditori o avranno una mentalità imprenditoriale? 

“Sento spesso criticare la figura dell’imprenditore, ma esserlo non significa pensare a fare impresa, non esclusivamente. Per me, è abbandonare il rifugio e andare a caccia nella savana. Comincia tutto lì.

Reid Hoffman nel 2012 ha detto che chi in futuro non sarà imprenditore, diventerà irrilevante. Con Aurora investiamo in modo incondizionato nell’adattabilità e nell’imprenditorialità personale. E lo facciamo negli anni del boom esistenziale di un adulto, quelli dai 18 ai 23, in cui i trade-off sono una costante.”

Tutti hanno talento 

Ne sono certo io, so che lo sai anche tu: il talento è diffuso nel mondo, ma non lo sono altrettanto le opportunità per esprimerlo. Come si trova una soluzione?

“Ho una mia idea a riguardo. Siamo abituati a fidarci delle persone di successo, le crediamo di talento. In realtà hanno incontrato più eventi casuali positivi, riempiendo questi di valore. Sono persone che sanno come salire in corsa sul ‘treno che passa’. 

Talento e opportunità sono distribuite secondo le regole di Pareto. E le opportunità non sono ovunque nel mondo. Con Aurora vogliamo connettere talento e opportunità, riducendo il gap tra questi.”

A che punto siamo oggi

La mia domanda è scontata a questo punto: quindi, fin dove siamo arrivati?
Jacopo risponde con calma e cura.

“Abbiamo costruito una Experience per i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 20 anni, accessibile a tutti, senza ostacoli di genere, né barriere tecnologiche. L’abbiamo pensata come un allenamento delle skill del futuro: approccio divergente, immaginazione, coraggio davanti all’incertezza, pensiero critico, empatia e spirito collaborativo. Vogliamo fare la differenza per tutti i candidati e lasciare loro un’esperienza utile, che vada oltre Aurora.

I top 100 che arriveranno alla fine avranno accesso alla Fellowship. Abbiamo avviato da poco le prime 14 borse di studio. Ciclicamente entreranno nuovi Fellow.”

La Fellowship è il core delle attività di Aurora.

“È come un viaggio lungo tre anni, durante il quale ogni ragazzo ha la possibilità di vivere esperienze trasformative per sé.
Per ispirare i Fellow, abbiamo creato un network internazionale di 500 Wizard, professionisti di spicco dei propri settori, punti di riferimento solidi per i ragazzi. 

Abbiamo a supporto medie e grandi aziende, che condividono la nostra stessa visione e che aiutiamo a generare vantaggio competitivo. Abbiamo lavorato all’unione di un ecosistema internazionale di fondazioni e organizzazioni, tutte al lavoro sul talento. Aurora nasce in Italia, ma con la capacità di operare in tutta Europa e nell’area mediterranea.

I leadership team delle aziende hanno avviato con noi i programmi di Intrapreneurship: una soluzione efficace per far evolvere la loro cultura organizzativa interna grazie ai nostri ragazzi. 3 Fellow l’anno a rotazione lavorano con un manager in modalità Learning By Doing, fanno da sparring partner alla pari con i manager delle corporate, portando energia, nuovi perché e nuovi approcci.”

E poi c’è l’evento annuale, in cui ci si riunisce tutti.

“I tempi non sono i più adatti a un evento del genere, ma sì, ottimisticamente abbiamo calendarizzato Q1, l’evento annuale durante il quale ci si riunisce tutti. I manager partecipano a esperienze per generare relazioni durature con Wizard e Fellow; si lavora a tavoli sugli SDGs ONU; s’incontrano leader delle principali industrie europee, l’intero ecosistema di Aurora e tutti i nostri Player, già assodati o desiderosi di diventarlo. 

Q1 si terrà ogni anno in una città diversa. L’edizione 2021 è in fase di definizione per via della pandemia. Stiamo lavorando a una data in tarda primavera.”

I sogni di Aurora

Esiste solo il presente, d’accordo. Ma ciò che realizziamo oggi resta come traccia, come solco da seguire. Cosa aspettarsi da Aurora per il futuro?

“A medio termine ci auspichiamo di accrescere la capacità dei ragazzi di creare e di partecipare a nuove imprese audaci, coinvolgendo loro pari. E speriamo che saranno testimoni e promotori per altri ragazzi di un’esperienza trasformativa unica, come la Fellowship di Aurora.

Tra 5 anni vorremmo Aurora ownerless, un progetto educativo collettivo, di cui tutti i partecipanti si sentano owner. Vorremmo 1.000 Fellow e 100.000 candidati Fellow capaci di intervenire, facilitando ecosistemi di imprese. Infine, vorremmo avere contribuito all’evoluzione della cultura aziendale di 100 corporate europee.”

L’adesione di Scai ad Aurora è tacita. Entusiasta. Jacopo è nostro amico decennale, da altrettanto tempo lavoriamo insieme. I valori di Aurora sono nostri. Siamo naturalmente coinvolti nel progetto.

Quando in una conversazione un argomento sembra esaurito, spesso c’è una pausa. Un silenzio lungo alcuni secondi.
Jacopo mi guarda come fa di solito. Un po’ mi osserva e cerca il mio sguardo, un po’ le sue pupille vanno oltre le mie spalle, come stessero inseguendo la prossima sfida, come questa fluttuasse dietro di me. 

E io so che è solo questione di tempo, di aspettare la prossima telefonata nel cuore della notte.

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