IC406 è l’incubatore di startup ideato, promosso e gestito da Auriga, top player internazionale e leader Italiano nel software per la banca omnicanale.

Nato per raccogliere e portare al successo le migliori idee innovative in ambito digital business, è pensato per giovani imprese, startup o PMI alla ricerca di strumenti e competenze specifiche per sviluppare soluzioni innovative da testare sul mercato, attraverso un percorso di business validation supportato dal network di Auriga.

Abbiamo intervistato Antonella Comes, responsabile marketing di Auriga e del progetto di open innovation IC406, per parlare del percorso, degli sviluppi e delle evoluzioni future del programma di incubazione dedicato ai giovani talenti e alle startup innovative.

Dottoressa Comes, avete avviato un progetto ambizioso con Auriga per dare spazio alle startup di vari settori, come si è evoluto il progetto da quando era soltanto un’idea?  

Quando, come Auriga, abbiamo avviato il progetto di IC406 avevamo molto entusiasmo ma di fronte avevamo anche qualche incognita. Sapevamo che i tempi erano maturi per poter realizzare un incubatore a Bari con queste caratteristiche ma non avevamo la certezza di quanto interesse avremmo raccolto da parte delle startup. È stata una scommessa e ogni giorno l’iniziativa IC406 è cresciuta fino a diventare quello che è oggi.

Crediamo fermamente nel valore della co-creazione di progetti, nella condivisione di esperienze, nel trasferimento di competenze, nel supporto fattivo alle idee imprenditoriali affinché possano trasformarsi in business vero e proprio. Pensiamo che tutto questo possa contribuire al progredire dell’intero tessuto economico del nostro Paese, per sviluppare idee nuove da talenti giovani e per mettere a fattor comune tecnologie innovative per lo sviluppo di servizi all’avanguardia. 

IC406 è partito come un’idea di Auriga, ma si è sviluppato grazie alla costruzione di una rete di collaborazioni con istituzioni, società tecnologiche, realtà accademiche che ci hanno permesso di ampliare la nostra capacità di individuare e selezionare le startup da incubare e di far conoscere la nostra realtà oltre il territorio pugliese. La nostra forza è stata la possibilità di lavorare insieme a persone competenti ed entusiaste con cui abbiamo tracciato un percorso su cui costruire esperienze e progetti per il futuro. 

Avete sperimentato la modalità online di realizzazione di eventi, con un format originale a metà strada tra tv e webinar. Secondo lei quale sarà l’evoluzione futura degli eventi? Come possono tenersi ingaggiati e coinvolti gli utenti?

Come IC406 siamo molto attenti a individuare e sperimentare sempre nuove modalità di coinvolgimento degli startupper, ricercando continuamente nuove forme di interazione. Oggi, non solamente per la pandemia, il modo di realizzare gli eventi è cambiato perché è importante non solo costruire relazioni ma anche approfondire, trasferire contenuti e ingaggiare la nostra audience.

Per questo motivo abbiamo realizzato degli eventi in cui la componente fisica si integrasse con il digitale, e dove il pubblico potesse essere ispirato dalle esperienze di alcuni testimoni. Il trasferimento delle best practice ha un ruolo centrale nel nostro progetto, perché avere degli esempi permette di comprendere quali possano essere gli strumenti, le opportunità ma anche le difficoltà che si incontrano quando si cerca di trasformare un’idea in una storia di successo. Il continuo dialogo, inoltre, reso possibile dalle piattaforme digitali che negli eventi consentono l’interazione in real time, è fondamentale. 

Oggi stiamo sperimentando anche altre forme di comunicazione: è partito da poco un nuovo progetto su TikTok che prevede la collaborazione di giovani influencer in grado di coinvolgere, attraverso i loro video, il pubblico e sensibilizzarlo sui temi che ruotano intorno al mondo delle startup. Il nostro obiettivo è di fare cultura sull’innovazione digitale ma anche stimolare nuove idee creative da parte di potenziali startupper, avvicinandoli alle opportunità offerte dagli incubatori come IC406. 

Le startup hanno nel loro DNA la capacità di adattamento, per cui più di altre aziende possono adattarsi in condizioni complesse come quelle che stiamo vivendo. Possono essere di ispirazione per le PMI e come possiamo facilitare il processo di open innovation?

Sicuramente le startup sono realtà dinamiche caratterizzate da una maggiore flessibilità e quindi capacità di adattamento, secondo il contesto e i cambiamenti dell’ambiente. Questo perché spesso sono composte da team giovani, aperti alla condivisione e alla collaborazione. In quest’ottica possono contribuire a sviluppare l’open innovation, dove il trasferimento tecnologico è un elemento essenziale.

Solo mettendo a fattore comune competenze, know how ed esperienze – sia con altre piccole realtà che con grandi aziende e centri di ricerca – si possono gettare le basi per progredire. 

IC406 nasce come spazio fisico di incubazione, formazione e networking, ma ha dovuto fin da marzo predisporre una modalità di “incubazione digitale”. Come sta andando e quali difficoltà o resistenze avete dovuto affrontare?

Le nostre attività, nonostante la pandemia, sono proseguite allo stesso ritmo di prima. Certamente abbiamo dovuto riorganizzare alcune cose, ma non ci siamo mai fermati perché l’innovazione prosegue senza sosta, grazie alle tecnologie digitali.

In pieno lockdown abbiamo concluso la prima fase della Call4Digital 2020, selezionando le startup per la fase successiva verso l’incubazione, individuando team provenienti da tutta Italia. Questo è un esempio che rispecchia pienamente il nostro spirito e impegno per essere un vero punto di riferimento, nonostante la pandemia, con un raggio di azione sempre più ampio. 

Come immagina il futuro di IC406? Quali evoluzioni e progetti avete nel cassetto?

La nostra prossima sfida è affermarci come caposaldo d’innovazione per il tessuto territoriale, essere riconosciuti come “l’incubatore di Puglia” e non solo, per dare così un contributo alla crescita di idee imprenditoriali che faticano a trovare partner in grado di garantire un sostegno concreto. Siamo convinti che ci siano tanti progetti che possano essere sviluppati e per questo motivo ci concentreremo sulla Call4Digital 2021, con l’obiettivo di incubare nuove realtà e proseguire nella direzione di creazione di valore per il business digitale. 

IC406 innovation camp

Per poter fare questo, è importante costruire partnership con istituzioni e realtà tecnologiche, soggetti virtuosi che condividono la nostra visione e che come noi sono attivi nel promuovere la cultura dell’open innovation con appositi programmi per le aziende di filiera del nostro territorio. Stiamo quindi lavorando per ampliare il network dei nostri partner, guardando anche all’estero per individuare acceleratori – fintech e non solo – con l’obiettivo, nel prossimo futuro, di esportare e/o importare esperienze di startup e tecnologie innovative. 

Inoltre, la nostra attenzione nella selezione e individuazione di talenti e idee si fa sempre più allargata, sia a livello di ricerca presso centri di eccellenza sia di ambiti di business. 

Ci sono già risultati di alcune startup incubate che ha voglia di condividere, dal punto di vista dello sviluppo e degli investimenti raccolti?

Siamo particolarmente orgogliosi del recente investimento del valore di 428.000 euro che Auriga ha fatto insieme a CDP Venture Capital Sgr favore di una giovane startup pugliese, The Portal, che ha sviluppato un progetto innovativo di realtà virtuale applicata al gaming. Si tratta di una realtà che come IC406 abbiamo incontrato e valutato in occasione di Digithon e che riteniamo, per le competenze e know-how dimostrato dal team, possa avere un impatto nei prossimi anni nel business digitale. 

Ci sono altre realtà che abbiamo sostenuto: per esempio IoAgri, che è stata incubata da IC406, o Vidyasoft, startup su cui Auriga ha deciso di investire acquisendone il 7,9% della società, coinvolgendola in alcuni processi di sviluppo comuni. 

Il nostro obiettivo, affiancandoci e supportando queste startup, è di presidiare tecnologie ad alto potenziale – nel caso di queste tre realtà parliamo di IoT, VR e piattaforme di digitalizzazione delle attività agricole – e mercati in crescita, condividere competenze specifiche, e allo stesso tempo premiare e supportare talenti meritevoli di un’opportunità concreta di business. 

Una donna nel fintech. Secondo lei in Italia esistono ancora differenze nel settore dell’innovazione rispetto alla parità di genere? Si è mai dovuta confrontare su questi temi in azienda? 

Penso che le cose stiano cambiando e che anche nel mondo del digitale e del fintech stia crescendo la presenza femminile. Leggendo alcune analisi, giusto per fare qualche esempio, negli ultimi anni i finanziamenti destinati alle fintech fondate da donne hanno registrato un tasso di crescita maggiore rispetto a quelle fondate da uomini, raccogliendo però minori capitali.

Questo per dire che ci sono molte più donne che si stanno muovendo, anche in posizioni di rilevo, in questo settore, ma che ancora permangono dei pregiudizi legati all’identità di genere e forse anche per i percorsi formativi intrapresi finora delle donne. È inoltre interessante notare che sono sempre di più le ragazze che decidono di intraprendere studi in ambito scientifico e tecnologico, contribuendo quindi ad accorciare il gap con gli uomini nel settore dell’innovazione

Personalmente credo che sia fondamentale garantire accesso alle professioni indipendentemente dall’identità di genere, e soprattutto che sia necessario promuovere sempre una cultura inclusiva. Nella mia esperienza – in Auriga, in IC406 – ho trovato grande apertura da questo punto di vista, perché qui da noi le persone vengono valutate per la loro competenza, per l’impegno e la capacità di dare il proprio contributo per un obiettivo comune, senza guardare al genere.