Playwood è la startup italiana dell’arredo modulare che nel solo mese di Marzo 2020 ha visto un incremento del 201% di ordini online. Il segreto di questa crescita è nella capacità del team di adattarsi alle esigenze del periodo, mettendo anticipatamente sul mercato una linea destinata a chi si è ritrovato a costruire la propria postazione di lavoro tra le mura di casa.

Abbiamo intervistato Stefano Guerrieri, CEO e Co-founder di Playwood.

 

Quando e da quale spunto nasce l’idea di Playwood?

PlayWood nasce nel 2014, a quel tempo mi occupavo ancora di comunicazione come direttore creativo di un agenzia digital, seguendo progetti di branding ed interface design.

Un importante catena di coworking: Impact Hub, mi chiese di progettare un loro spazio e nonostante non avessi mai progettato un arredo accettai la sfida.

I connettori PlayWood nascono da un esigenza estremamente concreta, per completare il progetto avevo bisogno di un tool che rendesse semplice il montaggio degli arredi e che permettesse di renderli trasformabili ed adattabili con il minimo sforzo. Un prodotto così non c’era sul mercato, grazie alla piccola stampante 3D che tenevo in garage sviluppai i primi prototipi.

Il progetto ebbe un enorme successo e grazie anche al design degli arredi, disponibile in common creative, face in breve tempo il giro del mondo generando le prime richieste.

Un idea così bella non poteva restare un singolo progetto, fondammo la startup, aggregammo un team e partecipammo al percorso di accelerazione di LuissEnlabs, Augusto Coppola ne rimase colpito e dopo averci bastonato per due pitch di fila, per assicurarsi che il team fosse abbastanza tenace e preparato, ci accetto nel gruppo di startup selezionate.

Innovazione e sostenibilità, Attenzione per l’ambiente e qualità delle materie prime. E’ possibile combinare business e sostenibilità e qual è il vostro segreto per farlo?

Credo sia la responsabilità di ogni designer, ai miei figli spero di lasciare un mondo migliore. Se fino al secolo scorso si è cercata l’estrema industrializzazione ed il prezzo delocalizzando la produzione, ora,  credo sia evidenza di tutti che non possiamo continuare a creare prodotti usa e getta, o sostituirli seguendo mode temporanee.

Un prodotto artigianale creato con una filiera corta costa un po’ di più, è vero, ma lascia un valore sul territorio e se i materiali che lo compongono sono scelti con cura durerà nel tempo. Oltre a questo in PlayWood abbiamo fatto del riuso una vera e propria filosofia di vita, permettendo ai nostri clienti di modificare il proprio arredo nel tempo, aggiungerne o sostituirne parti, aumentandone così all’infinito il ciclo di vita. Utilizziamo materiali semplici riducendo al minimo le lavorazioni grazie ad una produzione lean riusciamo ad essere flessibili e ha competere in un mercato estremamente agguerrito.

Probabilmente una nostra scaffalatura non potrà mai costare come un prodotto “ made in China “, ma non importa i nostri clienti cercano valori come la creatività che vanno ben oltre il prezzo.

Avete già attratto l’attenzione di colossi del fai da te, dell’interior design e delle mostra. E di voi hanno detto “Se Lego e Ikea avessero un figlio, questo sarebbe PlayWood”. Come mai tanto interesse per il prodotto secondo voi? Cosa lo rende davvero speciale?

L’usabilità è radicata nel DNA del nostro prodotto. Ogni prodotto PlayWood è semplice e divertente da usare, per ottenere questo scopo abbiamo limitato il numero delle componenti di ogni nostro arredo, il risultato è un tempo di assemblaggio ridotto di quasi il 90% e molti meno pezzi che si possono rompere o perdere durante il montaggio.

Credo che tutti sappiamo che altre aziende hanno ribaltato sul cliente i costi di trasporto e montaggio e ognuno di noi ha sperimentato, sulla propria pelle, che per montare una scrivania svedese può essere necessaria un’intera giornata.

Con playWood niente sorprese pochi minuti ed il gioco e fatto sia che tu debba montare uno dei nostri kit pre-composti sia che tu debba realizzare un complesso allestimento per un museo.

Cosa è cambiato dall’inizio della Pandemia? Nuovi prodotti? Una linea home office? Raccontateci come avete trasformato un problema globale in opportunità!

In questo periodo oltre a “ professionisti della qualità “ servono professionisti del cambiamento è necessario adattarsi molto in fretta ha un esigenza di mercato che sta cambiando di giorno in giorno.

La nostra azienda è piccola e flessibile, il nostro team è eterogeneo e ricco di competenze, appena capita la situazione non ci siamo lasciati prendere dal panico ed abbiamo reagito, proponendo prodotti funzionali adatti al momento.

I nostri designer hanno sviluppato una scrivania perfetta per l’home office in grado di rendere più produttiva la zona lavoro dei tanti che avrebbero dovuto svolgerlo da casa. Il marketing ha lavorato sul prezzo proponendo una promozione rivolta alla vendita direct to consumer via e-commerce, ed infine la nostra logistica non ha mai smesso di combattere per poter inviare la merce nonostante i ritardi e le difficoltà del periodo.

Com’è affrontare una campagna di equity crowdfunding nel pieno di un’emergenza sanitaria ed economica mondiale?

Coi fatti! in questo periodo di grande incertezza le persone devono essere rassicurate. Il customer care è estremamente importante anche nel caso di una campagna di Equity.

Abbiamo condiviso i dati di vendita e mostrato che eravamo capaci di compensare con ottimi risultati i canali di vendita fermi, la distribuzione e le fiere, con i canali di vendita attivi l’e-commerce.

Abbiamo sviluppato una strategia e l’abbiamo attuata, non è stato facile e non lo è ancora, ogni giorno facciamo un brief e miglioriamo i processi, ma un buon piano verificato sul campo ed una capacità dia adattamento non comune, rafforzata da risulti concreti descritti nei numeri, sono un segnale molto positivo soprattutto in questo periodo.

Quali sono i motivi che dovrebbero spingere un investitore a prendere parte alla campagna?

Abbiamo dimostrato di poter mantenere un trend in crescita di quasi il 20% mensile per 5 anni, un arco ti di tempo complesso in cui molti progetti falliscono.

Ora siamo strutturati e pronti per una fase di scale-up. Anche oggi, in questo clima di grande incertezza il nostro team e full committed, capace di adattarsi e reattivo. I nostri investitori istituzionali LVenture e Primo Miglio hanno confermato anche in questo round la loro fiducia insieme a molti angel della nostra compagine societaria.

Che dire, investire in startup è un rischio, è fondamentale puntare sull’azienda e sulla squadra giusta io sono molto orgoglioso delle nostre performance e del nostro team, ancora una volta abbiamo dimostrato che nonostante il periodo sia sfortunato, noi il risultato lo portiamo a casa.

Internazionali sì, ma con cuore e testa in Italia. Sarà sempre così? Manterrete la produzione in Italia pur espandendovi all’estero? Si può fare?

Credo nel Made in Italy, i nostri artigiani ed i nostri designer hanno le capacità per farsi valere in un contesto internazionale. La tecnologia se utilizzata bene ci rende competitivi e riduce il gap di costo coi paesi emergenti incrementando la qualità.

Non escludo che un domani i prodotti PlayWood possano essere fabbricati negli Stati Uniti o in Asia, ma vorrei fossero destinati ai rispettivi mercati. Crediamo sia assurdo comprare un prodotto le cui parti hanno fatto il giro del mondo prima di arrivare al cliente finale, la delocalizzazione è positiva se fatta per ridurre i costi e l’impatto del trasporto, ma estremamente negativa se avviene per fini puramente speculativi o per sfruttare il lavoro a basso costo dei paesi meno sviluppati.