Da dieci anni a questa parte le aziende stanno sperimentando una trasformazione quasi radicale al proprio interno grazie all’open innovation. Ma di cosa si tratta?

L’open innovation è un approccio culturale e strategico messo in atto dalle imprese per creare più valore ed essere in grado di compteere adeguatamente sul mercato. Come si applica, nel concreto?

Scegliendo di non ricorrere soltanto ad idee e risorse interne, ma anche a soluzioni che arrivano dall’esterno, con particolare attenzione per startup, università e istituti di ricerca.

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Da dove nasce il concetto di open innovation

È un concetto che risale al 2003, anno in cui l’economista Henry Chesbrough coniò il concetto nel suo libro Open Innovation: the new imperative for creating and profiting from technology. Secondo Chesbrough la globalizzazione ha reso più costosi i processi di produzione, per questo ritiene il paradigma della “closed innovation”, cioè la ricerca fatta all’interno dell’azienda stessa, non più sufficiente.

Come funziona l’open innovation

Il concetto alla base dell’open innovation prevede che un’impresa possa accedere a tutta una serie di innovazioni disponibili sul mercato integrandole al proprio business model. Ciò vuol dire tecnologia, ma anche idee, soluzioni e strumenti smart.

outside the box

In questo modo viene ridotto il tempo per passare dall’ideazione del prodotto/servizio alla sua immissione sul mercato. Secondo la formula dell’open innovation i business più competitivi sono quelli che riescono a creare prodotti e servizi innovativi creando un mix ottimale tra gli elementi provenienti dall’esterno e dall’interno del perimetro aziendale.

Come creare collaborazioni tra startup e imprese

Il vero punto di forza dell’open innovation sta nella collaborazione tra startup e imprese: ciò che emerso negli ultimi anni è che l’innovazione chiusa non era più sufficiente, complice il fatto che competenze e talenti si muovevano – e lo fanno tuttora – ad una velocità sempre maggiore. In più, come hanno dimostrato le startup della Silicon Valley, le aziende hanno cominciato a fondarsi su modelli molto diversi dal passato, completamente nuovi.

Per usare le parole di Solomon Darwin, direttore esecutivo della casa dell’open innovation (il Garwood Center for Corporate Innovation della Haas School of Business presso la University of California), l’open innovation funziona così: le grandi aziende, simili ai dinosauri, hanno sempre più bisogno di innovazione mentre le giovani imprese, che Darwin paragona a delle uova, hanno bisogno di un ambiente protettivo nel quale crescere bene.

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Come si mette in pratica l’open innovation?

Attraverso quali modalità si fa concretamente open innovation? Le opzioni sono diverse e includono contest, hackathon e premi. Sono tante le aziende in cerca di idee innovative: spesso si ricorre alle call for ideas, un concorso di idee rivolto a persone o imprese che operano in settori specifici. L’impostazione e l’organizzazione delle call variano in base agli obiettivi e alle realtà aziendali.

Ci sono aziende che decidono di mettere in piedi degli hackathon, gare di programmazione nelle quali chiedono a programmatori di sviluppare soluzioni digitali innovative per rispondere a determinate esigenze. Di solito gli hackathon hanno una durata di tempo circoscritta che va dalle 24 alle 48 ore, ma anche questo può variare.

open innovation e hackathon

E ancora, altre aziende scelgono di assegnare dei premi per individuare le realtà innovative che reputano più interessanti e con le quali proseguire.

Ci sono poi aziende che decidono di costruire incubatori o acceleratori di startup per portare l’innovazione al proprio interno. Di solito queste strutture – gestite direttamente o indirettamente dall’azienda – sostengono gli sforzi iniziali delle startup e le accompagnano nel loro percorso di crescita, garantendo strumenti e spazi utili per un business efficace.

Un altro modo ancora per fare open innovation è quello di stringere accordi con partner esterni: ad esempio, non è raro che grandi imprese avviino partnership con università, gruppi di ricercatori o centri di ricerca. O ancora che un’azienda più grande deleghi a una più piccola lo sviluppo di determinati progetti/servizi innovativi, stipulando accordi interaziendali.

Si fa open innovation anche tramite acquisizioni di startup o PMI innovative da parte di grandi aziende: di fatto è considerato uno degli strumenti principali per fare open innovation, in quanto assicura idee, tecnologie e competenze.

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Conclusioni

Come abbiamo visto i modi per fare “innovazione aperta” sono moltissimi e quasi infiniti, e lo stesso paradigma ha subito dei cambiamenti nel corso degli anni. Oggi fare open innovation significa diffondere conoscenza e competenze in tutte le direzioni, sfruttando la rapidità, l’efficacia e la pervasività delle nuove tecnologie.

Non è più solo una moda passeggera e un termine ricorrente in più settori: è diventato rapidamente un modo per innovare prodotti e processi a beneficio di tutti.