fbpx

Per parlare di e-commerce non basta creare un sito web, ma ci sono regole precise da seguire e attuare. Prima di parlare delle regole per aprire uno shop online, è bene chiarire cosa la legge italiana intenda con il termine e-Commerce.

 

“L’e-commerce comprende le operazioni relative ad attività commerciali e transazioni effettuate per via elettronica: commercializzazione di beni e servizi, distribuzione online di contenuti digitali, effettuazione di operazioni finanziarie e di Borsa, appalti pubblici per via elettronica e altre procedure transattive della Pubblica Amministrazione”.

Cosa sapere sull’e-commerce

In Italia il settore degli e-commerce è regolamentato dal Decreto Bersani (D.Lgs. 114/98) che, con l’Art. 21, accomuna la vendita online alla “vendita a distanza”. Si è quindi soggetti alle stesse regole fiscali che riguardano la vendita di prodotti. La vendita dell’e-commerce è comunque quella che si realizza tramite una piattaforma web, in cui è presente un catalogo di prodotti/servizi che il compratore può consultare online.

LEGGI ANCHE: Come avviare un e-commerce e far ripartire la propria attività

Sempre online avviene anche l’ordine. Possiamo parlare di e-commerce b2c, quando è un’azienda che vende a un privato, o e-commerce b2b, quando l’azienda vende a un’altra azienda. Inoltre è necessario distinguere tra e-commerce diretto ed e-commerce indiretto, a seconda delle modalità di consegna del bene o servizio oggetto della compravendita.

Con e-commerce diretto si intende la commercializzazione online di beni e servizi digitali trasmissibili attraverso la rete. Si tratta della cessione di beni virtuali non tangibili o di servizi in modalità elettronica e quindi di acquisti esclusivamente in forma digitale (testi, immagini, banche dati, software,etc). In questo caso tutte le fasi della transazione avvengono online, per lo più attraverso processi automatizzati e l’intervento umano è minimo.

Con e-commerce indiretto si intende, invece, la vendita di beni materiali, che prevedono una consegna fisica (libri, abiti, giocattoli, etc). Anche qui l’ordine – ed eventualmente anche il pagamento – vengono effettuati online, ma il bene viene poi recapitato o ritirato fisicamente dall’acquirente.

Come si apre un e-commerce

Nonostante la Direttiva 2000/31/CE stabilisca che è possibile avviare un e-commerce senza autorizzazioni preventive, nel caso si tratti di una attività di vendita occasionale entro i 5.000 euro annui, per avviare un’attività vera e propria è necessario costituire una società. A questa procedura vanno poi fatti seguire gli adempimenti burocratici di una normale attività commerciale:

  • iscrizione alla Camera di Commercio (tramite ComUnica)
  • presentazione della SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune nel quale si intende avviare l’attività
  • comunicazione all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito Web, con i dati identificativi dell’Internet Service Provider, l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono e di fax

Esattamente come un negozio fisico, infatti, anche un e-commerce deve fare capo ad una società, che andrà costituita prima della messa online del sito web, per poter procedere con la fatturazione, che sarà elettronica. Se l’attività di vendita online diventa regolare e continuativa (quindi non occasionale) vi è l’obbligo di aprire Partita IVA.

LEGGI ANCHE: Scopri perchè dovresti aprire un negozio online

Per farlo bisogna compilare il modello AA7/10 o AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività. L’invio telematico Entratel va effettuato direttamente o da soggetti abilitati o mediante Comunicazione Unica (ComUnica).

Per aprire la partita IVA è necessario individuare il giusto codice ATECO. Nel caso degli e-commerce in genere quello più indicato è “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto via internet” (ATECO 47.91.10). Una volta identificato il codice ATECO è necessario scegliere il regime fiscale.

Se si prevede la vendita a operatori economici di altro Paese UE (cioè se si emetterà fattura verso soggetti di altri paesi dell’Unione), sarà necessario anche iscriversi alla banca dati VIES (Vat Information Exchange System).

Il VIES consente di verificare se il soggetto è abilitato ad effettuare operazioni intracomunitarie. L’art. 35 del D.P.R. n. 633/72, infatti, prevede che i soggetti passivi IVA che intendono vendere o acquistare beni e servizi in ambito comunitario devono essere prima autorizzati dall’Agenzia delle Entrate. I soggetti autorizzati verranno inseriti nell’archivio VIES.

LEGGI ANCHE: E-commerce: perché è il momento giusto per vendere online

Fatture di vendita e IVA

L’e-commerce ha regole leggermente diverse rispetto al commercio tradizionale, per quanto riguarda la fatturazione. Infatti, il cliente acquista dall’e-commerce, compilando l’ordine online ed eseguendo il pagamento, a quel punto l’impresa invia la merce ed emette fattura, ma le vendite ai consumatori finali sono esonerate dall’obbligo di emissione, salvo richiesta esplicita da parte del cliente, così come da scontrino e ricevuta fiscale.

Il venditore è comunque tenuto ad annotare i corrispettivi giornalieri delle vendite, IVA compresa, nel registro dei corrispettivi. Per quanto riguarda le regole europee, se si rientra in determinati parametri di fatturato, è possibile scegliere il MOSS, un regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione connessa alla modifica del luogo di tassazione IVA.

Il MOSS evita al fornitore di identificarsi presso ogni Stato Membro di Consumo per effettuare gli adempimenti richiesti (dichiarazioni e versamento).

LEGGI ANCHE: E-commerce: Scopri i settori e i trend per il 2021

Se si ha già un’azienda

Se si vuole avviare un e-commerce partendo da un negozio fisico già esistente non sarà sufficiente creare un sito web, ma bisognerà a tutti gli effetti avviare una nuova attività commerciale, aggiungendo dunque il codice ATECO relativo alla vendita online alla partita IVA già esistente.

Cosa va indicato in un sito e-commerce

Secondo l’art. 7 del D.lgs. 70/2003: “Il prestatore (ossia la persona, fisica o giuridica, che presta il servizio di commercio elettronico, ndr) […] deve rendere facilmente accessibili […] le seguenti informazioni”:

  •  il nome, la denominazione o la ragione sociale;
  • il domicilio o la sede legale;
  • gli estremi che permettono di contattare il prestatore in maniera rapida ed efficace (quindi telefono ed e-mail);
  • il numero di iscrizione al REA o al registro delle imprese
  • il numero di Partita IVA o un altro numero di identificazione che viene considerato equivalente nello Stato membro (solo nel caso, comunque molto probabile, in cui il prestatore svolga un’attività soggetta a imposta).

Nel caso in cui l’attività sia soggetta a concessione, licenza o autorizzazione (come ad esempio nel caso delle farmacie), è necessario indicare anche gli estremi dell’autorità di vigilanza competente. Il Codice del consumo, contenuto nel D.Lgs. 206/2005 con le sue successive integrazioni, prevede inoltre che per ogni prodotto / servizio vengano indicati:

  • una descrizione esaustiva
  • il prezzo, comprensivo di imposte
  • la possibilità di correggere eventuali errori fatti in fase di ordine

Al termine dell’acquisto, infine, il venditore è tenuto a inviare una conferma con:

  • caratteristiche del bene
  • prezzo
  • modalità di pagamento
  • condizioni del contratto
  • diritto di recesso